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Non sono a casa

Written by:

adelina

in CORONAVIRUSDIARYSTORIES
Riflessioni ai tempi del coronavirus.

La mia sveglia suona alle 5:30, e poi ancora alle 5:40 del mattino, a detta del mio compagno, ma io ormai non la sento da tempo, dormo pochissimo la notte.

Alla terza chiamata da parte sua, apro un occhio, poi piano l’altro, cerco di capire dove sono, sperando sia un brutto sogno, e invece non lo è, mi alzo, io non sono a casa. Prendo un caffé al volo con lui, lo saluto augurandogli buon lavoro, sparecchio il tavolo dalla colazione e ascolto 24 mattino. La radio del Sole24Ore e le sue trasmissioni sono la mia medicina, la mia salvezza in questo periodo buio.

Io e il mio compagno ci siamo trasferiti all’estero, da poco meno di un anno. Lui lavora, io avrei dovuto finire gli ultimi esami di magistrale, e poi lavorare anche io. Ma i piani sono cambiati poco dopo il nostro arrivo. Troppe tasse e spese inaspettate, mi hanno spinta a cercare lavoro, d’altronde la nostra idea è sempre stata, mettere qualcosa da parte qui in Belgio e rientrare a casa nel giro di un paio di anni, ma con un solo stipendio ci siamo resi conto che è infattibile.

Dopo mesi, tra porte sbattute in faccia, invidia e professionalità assente, sono ancora senza un lavoro. Sento che questa situazione mi sta schiacciando, rischio il collasso; pianti, litigi, e insoddisfazione ci fanno desiderare che l’avventura finisca, così iniziamo ad organizzare il rientro in Italia.

Per essere tranquilli, uno dei due deve avere un lavoro sicuro, così iniziamo a cercare entrambi, facciamo colloqui a distanza tutt’oggi, e speriamo che qualcuno ci dìa una possibilità.

Oggi sono piena di rabbia e delusione più che mai. L’Italia ora è ancor meno raggiungibile, con la difficile situazione che sta affrontando. Io non sono nata in Italia, ma mi sento italiana, questo paese mi ha formata e mi ha permesso di incontrare persone speciali lungo il mio cammino, che mi hanno lasciato impronte indelebili. Io mi sento ciò che il mio cuore mi suggerisce di essere.

Non so quando tutto questo finirà, spero molto presto, spero che le persone capiscano, le regole non sono state prese per togliergli la libertà ma per garantirgli la salute. Bisogna essere uniti, pensare al prossimo e avere la giusta dose di buonsenso. Perché, inevitabilmente, si ritornerà a sorridere.

E quando tutto questo sarà finito, ognuno ripenserà con un pizzico di nostalgia, al tempo trascorso con i figli, ai libri letti, alla musica ascoltata, ai film visti, alle delizie preparate in cucina, al tanto tempo libero a cui non si era più abituati. Quando tutto tornerà alla normalità, chissà, magari le persone che hanno lavorato da casa avranno imparato a gestire meglio il proprio tempo, ad essere più organizzate, i bambini e i ragazzi ad essere più creativi ed autonomi, e le coppie ad amare ancor più l’essere genitore.

Io spero di poter riabbracciare la mia famiglia che vive a Milano e sta affrontando un momento difficile, come tutti. Spero di poter ritornare in Italia, ricominciare a vivere, e dire davvero “Sono a casa”.